Mini dialogo sulla felicità.

Aggiornato il: giu 15








Dialoghi

Secondo te si apprezza di più qualcosa se si sperimenta una volta ogni tanto o se fa parte della nostra routine?

E’ una domanda alla quale risponderei di getto con la prima opzione. Penso che la tua domanda sia bella perché ha a che fare col tema della consapevolezza e della coscienza di sé.

Apprezzare significa riconoscere il valore di qualcosa o di qualcuno e questo presuppone saper vedere ciò che abbiamo attorno. Spesso le nostre azioni sono abitudinarie, ci alziamo, andiamo a scuola, mangiamo, compiti, amici, social, sport, musica, il fine settimana magari qualche attività di intrattenimento. Siamo un po’ come automi programmati secondo un algoritmo che rispecchia un modello consumistico e piuttosto spersonalizzante. Schopenhauer chiamava questa dimensione “il velo di Maya” - riprendendo questa definizione da antichi libri indiani, le Upanishad - una dimensione illusoria, inautentica ma soprattutto dove non è possibile sentirsi felici. Infatti ogni volta che riusciamo a raggiungere un traguardo ecco subito comparirne un altro e cosi via, viviamo in un tempo che si proietta sempre di fronte a noi come qualcosa di irraggiungibile.

Come uscire da questo pasciuto dormiveglia? Proprio in questi giorni, purtroppo, a causa del corona virus, la nostra quotidianità è stata stravolta: siamo come gli schiavi della caverna di Platone costretti a vivere guardando il mondo attraverso le ombre dei nostri device. Le nostre consuetudini, che prima della crisi erano inconsapevole trantran, sono improvvisamente agognate: come ci piacerebbe tornare alla vita normale! Adesso siamo svegli e coscienti e potremmo apprezzare meglio le piccole cose che ci sembravano scontate. La sofferenza ha agito come stimolo alla riflessione e alla consapevolezza, ora vediamo più chiaro, ciò che sembrava banale come uscire e incontrarsi ora diventa qualcosa di speciale. Come diceva Hegel l’autocoscienza è il risultato di un travaglio che deve attraversare il negativo.

Ma non è necessario perdere qualcosa per cominciare ad apprezzarlo. Lo sapeva Socrate quando spingeva i giovani ad interrogarsi sul senso profondo di sé e delle cose della vita.

Adesso ribalto la domanda: cosa significa per te apprezzare qualcosa? E cosa significa per te sentirsi felici?

Essere felici, secondo me, significa abbandonare il rancore e il rimorso e vivere nella misura, ossia apprezzando le piccole cose senza abbandonarsi ai vizi o alla rabbia. Ma questo non basta, infatti e anche necessario condurre la propria vita sia perseguendo un ideale che dedicando del tempo a sé stessi. Questo tuttavia non significa necessariamente e anzi non deve significare chiudersi in sé stessi ma piuttosto aprirsi e, attraverso la compagnia e la condivisione, nel bene e nel male, realizzare una versione migliore di noi stessi.


Continua tu....







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