Cinema e filosofia - Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Aggiornato il: mag 10






Ogni momento della nostra vita è attraversato da emozioni, sono sempre presenti e ci accompagnano ogni volta che pensiamo, agiamo e parliamo, sia nella dimensione dell’interiorità, quando per cosi dire “parliamo con noi stessi” in un dialogo interiore, sia nella dimensione sociale e nell’interazione con i nostri simili.

Possiamo provare ad immaginare cosa sarebbe la nostra vita senza le emozioni. Una sequenza di azioni volte al raggiungimento di qualche scopo, un susseguirsi di azioni meccaniche che non ci distinguerebbero forse da un robot e renderebbero l’esistenza piatta, senza “colore” e senza vita.

Per capire la loro natura, abbiamo adottato la prospettiva spinoziana che ci è sembrata particolarmente accattivante ed elegante nella sua semplicità essenziale, oltretutto utile per comprendere noi stessi.

La teoria degli affetti di Spinoza poggia sulla considerazione che ogni organismo della natura è caratterizzato da una spinta vitale, da una tensione verso la propria conservazione, idea forse assimilabile al concetto di omeostasi, di conservazione dell’equilibrio formulato dalla biologia: “Ogni cosa, per quanto è in sé, si sforza di perseverare nel suo essere”.

Questa spinta vitale si esprime nel corpo come “impulso” (per esempio la fame o la sete) o come “appetito” cioè come qualcosa che si desidera, nella mente si traduce in “volontà”. Lo sforzo che ogni organismo compie per perseverare nel proprio essere viene chiamato conatus e si può interpretare come una tensione verso la propria realizzazione o perfezionamento di sé.

Spinoza, usa anche la parola cupidità che, richiamando al dio alato Cupido, esprime la tensione ovvero il desiderio irresistibile che ogni organismo esprime per manifestare la propria energia vitale e per perfezionarsi. Questa spinta desiderante sta a fondamento della natura e si palesa in una caleidoscopica danza tesa alla ricerca dell’armonia.

Secondo la teoria degli affetti di Spinoza quando un organismo è nella fase di espansione vitale, di realizzazione e di potenziamento del proprio essere prova un’emozione che viene definita letizia o gioia, mentre quando l’organismo è in fase depressiva rispetto alla sua potenza sente dolore e tristezza.

Tutte le emozioni e i sentimenti, per Spinoza, sono una combinazione di questi i tre stati: la spinta vitale (cupidità, cioè pulsioni, impulsi, appetiti, volizioni), la gioia e la tristezza. Ad esempio, la vergogna è una “tristezza associata ad un’azione che immaginiamo sia biasimata dagli altri”.

In Tre manifesti a Ebbing, Missouri viene esaminata una delle emozioni primarie: la rabbia, composta dalla “tristezza (dolore) associata a una causa esterna”.

Equivale a dire che sentiamo rabbia quando qualcosa o qualcuno impedisce la nostra espansione vitale, la nostra piena realizzazione.

Spinoza ci ricorda che le emozioni, lungi dall’essere qualcosa da sopprimere o da evitare possono diventare valide alleate, dandoci indicazioni importanti su ciò che potenzia o diminuisce la nostra vitalità e quindi la nostra felicità.

...mi sono impegnato a fondo non a deridere, né a compiangere, né tanto meno a detestare le azioni degli uomini, ma a comprenderle, considerando quindi gli affetti umani, come l'amore, l'odio, l'ira, l'invidia, la gloria, la misericordia e gli altri moti dell'animo, non come vizi dell'umana natura ma come proprietà che gli competono, al modo in cui il caldo, il freddo, la tempesta, il tuono e via dicendo competono alla natura dell'aria. (Trattato politico, Cap.I, SS 4-6). Per quanto inspiegabili, indocili, capricciose e perturbanti possano apparire a prima vista, le emozioni, opportunamente osservate, non solo rivelano una trama intelligibile e un'articolazione coerente, ma possono anche diventare oggetto di uno spettacolo piacevole. Dietro il loro caos si scopre un ordine preciso; all'interno dei loro impercettibili o improvvisi scarti ed eccessi una logica stringente, nel loro aspetto, talvolta spaventoso, una specifica bellezza.

Le emozioni sono parte fondamentale della nostra natura e possono essere un trampolino di lancio per la nostra emancipazione. Quando Spinoza sostiene che i moti dell’anima competono alla natura umana in quanto sue proprietà, esattamente come il caldo ed il freddo competono all’aria, intende sostenere la loro ineludibilitá e la loro assoluta necessità. Le emozioni, infatti, offrono la testimonianza più convincente del fatto che non disponiamo liberamente di noi stessi né, tanto meno, del mondo. Scopriamo, attraverso di loro, di essere rigidamente sottoposti alla natura, la sola veramente libera, e realizziamo che ogni illusione di incondizionatezza non può più essere coltivata. Proprio per questo, a nostro avviso, il rapporto che la cultura occidentale ha maturato rispetto al mondo delle emozioni è stato concepito nel segno della rimozione: lo sviluppo della razionalità astratta, orientata al dominio del mondo e della natura, ha instillato nell’uomo un delirio di onnipotenza tale che per molto tempo antropocentrismo e teocentrismo hanno mascherato la verità attraverso la sistematica dissimulazione delle emozioni. Malgrado i rimossi della cultura occidentale, l’inesorabilità delle emozioni e delle passioni nella nostra esistenza è indiscutibile: il filosofo Remo Bodei afferma che “ coloro che cercano di piegarne la violenza o la tenacia somigliano a chi pretendesse di imporsi magicamente ai fenomeni atmosferici, di impedire cioè l’alternarsi del freddo e del caldo, dell’umido e del secco o di vietare ai fulmini di guizzare ed al vento di soffiare”. Come molti di noi sapranno, la semplice arrendevolezza alle emozioni così come la tracotante volontà di dominio su di esse sono attitudini complementari che finiscono per favorirne l’assoluto impero. Di per sé la presa di coscienza del potere delle emozioni e delle passioni non comporta il riconoscimento di un’inevitabile servitù. Per potersi riscattare dal loro arbitrio, è necessario preliminarmente ammetterne la supremazia. Solo abbassando le nostre esorbitanti pretese di controllo e di autocontrollo su di esse, paradossalmente, si moltiplicano le chances di successo di affrontarle. Tra il grado di dipendenza dalle emozioni ed il grado di consapevolezza raggiunto, infatti, sussiste un rapporto di proporzionalità inversa. Comprendendo il nostro meccanismo emozionale attraverso la coscienza, possiamo indurre emozioni positive atte a potenziare la nostra energia vitale piuttosto che deprimerla. Per questo I tre Manifesti a Ebbing, Missouri ci è sembrata la proposta cinematografica ideale per mostrare come un’emozione come la rabbia, fortemente distruttiva verso se stessi e gli altri se non accolta e riconosciuta, può invece essere incanalata e diventare potenza generatrice di giustizia e di soddisfazione.







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