Dioscoride - Elegie Spagnole

Aggiornato il: mag 10


Il titolo della mostra, Elegie spagnole, del maestro Dioscoride racchiude alcuni elementi utili alla comprensione della poetica dell'autore.

Il genere elegiaco è uno stile poetico alto in grado di snodare un pensiero complesso e che esprime bene l’impegno del maestro che in queste trentaquattro tele presenta l’evoluzione di una ricerca che si approfondisce nell’arco di 40 anni di lavoro creativo, nutrito di profonde letture filosofiche, letterarie e poetiche, che hanno scolpito dall’interno il suo spirito immerso in un costante e a volte doloroso sforzo meditativo.Trentaquattro tele che immergono il fruitore in una dimensione di vibrante energia e che rappresentano altrettanti adombramenti di un unico corpus poetico-pittorico.

I titoli delle opere richiamano l’amato poeta tedesco R.M.Rilke che nelle sue Elegie duinesi scrive “E sono io colui cui è lecito dare alle Elegie la spiegazione giusta? Le ritengo un’elaborazione ulteriore di quelle premesse essenziali che erano già date…” Anche Dioscoride apre con queste opere una nuova visione che emerge dalla sua decennale interrogazione su quella che Merleau-Ponty definirebbe la “chair”, “la carne del mondo”, luogo del dialogo incessante tra io ed esteriorità, dimensione profonda ancora indistinta, luogo della formazione del senso. Possiamo richiamare a questo proposito il paesaggio faentino, dove vive e lavora Dioscoride, paesaggio che -scrive Bellasi nell’introduzione al catalogo della mostra- dietro l’illusione scenografica e i suoi inganni trompe-l’oeil, rivela d’un tratto la verità aspra, incolta, magmatica delle sue strutture caotiche della profondità…affioranti lacerazioni, crolli, frantumazioni, scoscendimenti …” Le Elegie spagnole aprono lo sguardo a questa dimensione dell’oltre, del farsi del senso, dimensione che oltrepassa il visibile e che apre alla vibrazione creativa. Per questo entrando nelle sale di Palazzo Panichi siamo attraversati da un fremito, da un’emozione che è riconoscimento emotivo del turbinio incessante del farsi delle cose e del tempo. L’apparenza diventa profondità, Dioscoride, scava nelle cose per scoprirne l’essenza, coglie le loro metamorfosi e il loro riemergere trasformate. Così la forza vibrante dell’artista si fa tutt’uno con la forza dell’essere e dell’esperienza del mondo.

Le Elegie sono “spagnole”, un omaggio alla pinturas negras di Goya, al suo “inquietante dinamismo denso d’ombra”, come scrive Bruno Corà, curatore della mostra assieme a Pietro Bellasi. Forse rimandano anche al soggiorno di R. M. Rilke che durante la stesura delle Elegie duinesi vive un intenso ciclo creativo in Spagna, prima a Toledo città che egli scrive “ha l’intensità di ciò che, comunemente e quotidianamente non è visibile” e a Ronda: città che sale e che cade, a tratti così aperta sull’abisso che neanche una finestra osa affacciarsi là”. Il tema dell’abisso-scrive Bellasi- è “sprofondamento vertiginoso …mondo eccessivo dove nasce e vive l’opera”. La forza dell’arte di Dioscoride è l’ispirazione che lo conduce alla ricerca incessante e sofferta di questa dimensione abissale, egli come in uno spasmo corporeo incide un segno che rompe lo spazio della tela che diventa vibrazione, tempo, ombra, essere e carne.

Nel percorso delle splendide Elegie spagnole si snodano alcuni temi che aprono alla dimensione dialettica tra visibile e invisibile, tra materia ed energia, spazio e tempo, essere e non essere, vita e morte. L’irrequietezza esistenziale è trasmutata in gesto rivelatore di una dimensione originaria che comprende insieme l’Io creativo e il Mondo in un legame scambievole, senza dominio. Dioscoride, nel suo lavoro, in queste tele, mostra come arte e vita siano inscindibili.

http://minitrue.it/2012/09/lelegie-spagnole-di-dioscoride/





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